ANDREA SEBASTIANELLI (IT)

Andrea Sebastianelli è un giovane designer italiano di prodotto, specializzato al Master Eco Social Design della Libera Università di Bolzano. Dopo esperienze a Londra e Bruxelles, ora Andrea lavora a Rotterdam e collabora con lo studio TheNewRaw. Dai primi progetti il suo approccio è sempre stato accompagnato da una parola chiave, fondamentale oggi, la sostenibilità. Lo abbiamo quindi chiamato per fargli qualche domanda e capire come ha sviluppato il suo metodo nel corso degli anni.

Il suo percorso inizia all’Istituto Superiore Industrie Artistiche (Isia) di Pescara, che lo pone davanti ad un approccio accademico ma che richiede di lavorare a livello artigianale: gli studenti sviluppano i progetti in uno spazio chiamato officina, e viene loro richiesto di progettare sia la parte di prodotto che di grafica. Nonostante il corso di Disegno Industriale, la scuola punta molto sulle collaborazioni con artigiani locali, che permettono quindi agli studenti un approccio più sostenibile al progetto.

In seguito a questa esperienza Andrea sente il bisogno di andare oltre e affrontare di più la parte di ricerca e teoria all’interno di un progetto, “sentivo la necessità di dare una ragione al disegno, di dover affrontare la parte metodologica per dare un significato forte alle forme, una parte che un po’ manca nelle accademie.”
Questa sua volontà lo porta a frequentare il corso Eco Social Design di Bolzano. La facoltà ha un’impronta sostenibile, non solo dal punto di vista dei materiali, ma anche da quello sociale ed economico – il termine “eco” infatti sta per ecologia, economia ma anche ecosistema. Inoltre, la provincia di Bolzano è fortemente caratterizzata da una tradizione artigianale con produzioni che utilizzano legno e tessuti locali.

Ed è proprio qui che Andrea trova il suo metodo, tesi-antitesi-sintesi. Si tratta di una tipologia metodologica che probabilmente molti altri designers utilizzano ma che vale la pena spiegare. Il risultato finale è una sintesi di tutti gli aspetti, negativi e positivi, di un prodotto. Non si parla solo di materiali ma anche di metodi di produzione, di impatto ambientale e sociale, di sostenibilità del processo, pro e contro. In questo caso non si analizza solo l’artefatto ma tutto il contesto in cui questo può nascere, un aspetto fondamentale che molti progettisti hanno dimenticato.

A questo proposito vi mostriamo due progetti per spiegare meglio il metodo di Andrea: il primo è Campo Libero. Nasce nell’estate 2016 dalla tesi di Andrea Sebastianelli e Stefania Zanetti, e ha l’obiettivo di creare una vera e propria nuova filiera legata alla coltivazione della canapa in Trentino Alto Adige, con le successive ricadute sui processi di lavorazione e produzione di un’alternativa green alle plastiche sintetiche.
Fino agli anni ’40, l’Italia era uno dei più grandi produttori europei di canapa ma in seguito all’avvento delle plastiche e materie sintetiche e con la successiva proibizione di tutte le colture contenti THC, la coltivazione della canapa ha subito un arresto che si è protratto per quasi cinquant’anni. Attualmente è legata principalmente ai sementi per la produzione di olii e farine biologiche e al canapulo (la parte legnosa) per le costruzioni in bioedilizia. E il tessile? Il problema moderno è proprio questo, la morte della filiera della trasformazione della fibra. Tutta la parte fibrosa della pianta, che negli anni ’50 veniva utilizzata per fare tovaglie o abiti, viene oggi abbandonata nei campi.

Partendo da questo contesto e con il sostegno di ITAS (Istituto Trentino-Alto Adige per Assicurazioni, la compagnia assicuratrice fondata in Trentino nel 1821) i designer hanno realizzato un decorticatore per la trasformazione della canapa nel territorio altoatesino e la realizzazione di elementi d’arredo e di design con il materiale ottenuto. Il progetto sino ad ora ha coinvolto una ventina di contadini del territorio di Trento e Brunico, una decina di artigiani tra Bolzano e Trento e il Museo di Bressanone. La lavorazione è stata poi affidata a una onlus che crea occasioni di integrazione e lavoro per persone fragili.

Il progetto non si limita a lavorare la canapa e reintrodurre un metodo che abbiamo lasciato andare nel tempo, ma crea sinergie all’interno di una comunità, dal produttore al cliente. Collega artigiani, contadini, persone fragili e designer. Non si tratta di progettare un decorticatore, ma un sistema sostenibile di produzione che possa rinnovare la tradizione e giovare a tutti.

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Un altro progetto molto interessante a cui Andrea ha partecipato come parte del design team, è Print your City by The New Raw ed è parte dell’ambizioso programma “Zero Waste Future” di Coca-Cola in Grecia.

Questo progetto esplora la possibilità di utilizzare i rifiuti di plastica della città per costruire spazi pubblici con la stampa 3D, coinvolgendo i cittadini. L’idea è presentata con un’installazione temporanea di una serie di arredi urbani stampati in 3D realizzati con rifiuti di plastica per uso domestico. I cittadini hanno riciclato 800 kg di rifiuti per la produzione di questa piazza, e hanno scelto il design, i colori e le funzioni extra dei prodotti attraverso una piattaforma online.
In questo caso diventano quindi i protagonisti del progetto, riciclando il materiale e scegliendo il design che più preferiscono. L’aspetto principale è ancora una volta la sostenibilità: l’idea di educare l’utente a riciclare e renderlo parte del processo di produzione, permettendogli di apprezzare a pieno il risultato finale.

Per finire abbiamo parlato di globalizzazione, della crisi che stiamo vivendo, del futuro del design:
“Parliamo una lingua non nostra, mangiamo cibi stranieri, ed è bellissimo, siamo connessi. Ma cosa rimane delle nostre tradizioni locali? che dai punti di vista dello sfruttamento dei materiali e sociale sono anche più sostenibili?…
da un altro punto di vista però, come dice Enzo Mari, il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto. L’industria non è la malvagità del mondo, ma è come lavora che rappresenta il male. L’industria può aiutare a produrre oggetti più sostenibili a livello economico per esempio...
Adesso è importante che dietro al disegno ci sia del contenuto, che il design non sia un capriccio. è importante essere designer anche dal punto di vista politico, inteso come delle scelte che prendiamo. Non possiamo essere solamente al servizio della merce… in ogni caso dobbiamo lavorare con l’industria, perchè dietro quel mondo di produzione di massa si giocano i valori del design, lì possiamo trovare l’origine di questa crisi…”

Andrea ha una sensibilità particolare e un metodo molto artigianale, con la consapevolezza di quello che sta facendo e del periodo storico in cui sta operando. La possibilità di viaggiare e fare esperienze all’estero lo ha posto anche davanti a realtà che definisce alienanti sia a livello lavorativo che sociale, come Londra. Venendo a contatto con la parte più commerciale del design si è reso conto dell’importanza di un metodo sostenibile a 360°. Come ripetiamo sempre, il design non esiste senza il suo contesto e lui ne è ben consapevole. Come possiamo vedere dai precedenti esempi, non si tratta solo di prodotti, ma di artefatti che attivano connessioni tra più individui di una comunità, portando innovazione e benefici sociali ed economici.

Ringraziamo Andrea per la bellissima conversazione e speriamo che sempre più progettisti possano rendersi conto del valore e dell’importanza che ricopre oggi il progetto per il nostro futuro.
Per vedere altri progetti visitate il sito andreasebastianelli.com
Instagram @andreasebastianelli

Campo Libero design by Andrea Sebastianelli and Stefania Zanetti
Photo by Castellan Curzio

Pots Plus design by TheNewRaw
Project team: Panos Sakkas, Foteini Setaki, Stavroula Tsafou, Andrea Sebastianelli, Andreas Kyriacou, Nickolas Maslarinos

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