COVI/DESIGN #9 (IT)

Oggi parliamo di un aspetto che non abbiamo ancora trattato in dettaglio, gli spazi pubblici e le città. Come cambieranno? Cosa dobbiamo aspettarci? Spazio pubblico è sinonimo di socialità e divertimento ma, soprattutto in Italia, i cittadini non hanno capito il valore di questi luoghi fino a che non sono stati loro tolti. La quarantena ha evidenziato l’importanza di questi spazi e ha cambiato radicalmente le nostre abitudini, mentre il virus ha messo a dura prova le nostre infrastrutture cittadine.

Abbiamo visto come l’obbligo di rimanere reclusi abbia portato a una serie di nuove iniziative: oltre alle migliaia di webinar e corsi online per passare il tempo, molti di noi hanno partecipato ad aperitivi su Zoom e concerti online, attività che naturalmente richiamano la nostra routine urbana e nascono con l’obiettivo di ridare socialità alle nostre giornate.

E sarà proprio la socialità che cambierà: ora la parola d’ordine è distanziamento sociale, anche per gli spazi pubblici. Abbiamo visto LidoBam alla Biblioteca degli Alberi a Milano, che come il Domino Park di Brooklyn utilizza cerchi bianchi sul prato per le distanze. Oppure i concerti drive-in, nati proprio durante l’emergenza. I sedili dei mezzi di trasporto, di teatri e cinema hanno grosse X che indicano dove non bisogna sedersi. I bar e i ristoranti utilizzano peluches, barriere in plexiglass, qualcuno addirittura serre da giardino e casette in legno.
Il distanziamento sarà uno dei requisiti di progetto richiesti da ora in poi. Probabilmente ci sarà un incremento nell’utilizzo di materiali facilmente igienizzabili, resistenti ai microbi, e al tempo stesso una nuova serie di prodotti auto-disinfettanti, come Self Sanitizing Handle (immagine sotto). La socialità cambierà perchè noi ci adatteremo a questi nuovi spazi che dovranno essere progettati per evitare la trasmissione di malattie.

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Un altro aspetto interessante è quello di comunità: a Milano durante una fase minore di lockdown era permesso passeggiare fino a 200m da casa. Lo spazio e le attività attorno alle nostre abitazioni tornano quindi ad essere fondamentali. Il quartiere, e quindi la comunità, diventano centrali soprattutto per creare situazioni di sostegno reciproco. Avere un parco e una serie di negozi quali panettiere, alimentari, giornalaio, può aiutare ad evadere dallo stato di solitudine ed evitare luoghi affollati come supermercati e centri commerciali. Non è un caso che l’arch. Stefano Boeri parlando di Città del Futuro citi parchi e borghi con servizi a meno di 15min da ogni centro.

Sempre a Milano abbiamo visto la nascità di “brigate” di quartiere: associazioni volontarie pronte a dare aiuto a chi ha più bisogno, supportando le famiglie, non solo con generi alimentari, ma anche con attività come teatro e giochi per i più piccoli. L’auspicio è che questi aspetti sociali vengano mantenuti anche dopo questa crisi e si riescano a diffondere in maniera capillare, magari aiutate dalle istituzioni locali.

Parlando poi di infrastrutture, abbiamo visto come Bogotá sia stata una delle prime città ad espandere il proprio programma Ciclovia durante questo periodo: con un lavoro che si è svolto di notte, sono stati collegati 583 chilometri di strade e piste ciclabili in bicicletta. Nella stessa direzione stanno andando anche metropoli come Città del Messico, New York e Milano. L’utilizzo della bicicletta è così incentivato, di pari passo con la pedonalizzazione delle aree urbane. Questo non solo renderebbe le strade più sicure, ma aiuterebbe anche lo sviluppo delle sopra citate Città del Futuro: trasformare le metropoli e renderle a misura d’uomo, attraverso borghi e piccoli quartieri, vicini a tutti i tipi di servizi.

Accanto alla bici, vediamo la diffusione di monopattini elettrici e nuovi concept come Poimo: bisogna incentivare la micro-mobilità e cioè quelle soluzioni che vanno a toccare lo spazio percorso da casa alla metro, dal proprio domicilio all’infrastruttura locale più vicina.
Ultimo aspetto ma non meno importante, il trasporto pubblico. Naturalmente anche questo cambierà secondo le regole igieniche e sociali stabilite, ma una tecnologia che è attualmente in via di sviluppo potrebbe rivelarsi interessante: la guida autonoma che permetterebbe di creare una rete di servizi urbani sempre funzionante, in qualsiasi emergenza.

Come cambieranno quindi le città? Quello che veramente spinge questo cambiamento sono gli investimenti e l’economia urbana. La sfida più importante sarà quindi quella di unire questa nuova visione con le necessità economiche di una metropoli.

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Cover by Paul Martinka

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