DESIGN e SIGARETTE

Da quando abbiamo iniziato a vedere i nostri rifuti come risorsa, e non più come un problema, il design ha avuto un ruolo fondamentale nell’esplorazione di nuovi materiali per il futuro. Abbiamo già parlato di alcuni esempi come KeepLife, che utilizza gli scarti della frutta secca; The High Society che sfrutta quelli dei processi industriali di canapa, tabacco, vino, birra e caffè; Evelina Kudabaité che si focalizza sugli scarti industriali delle falegnamerie lituane; NewTab22 che utilizza conchiglie e scarti del mare; Roza Janusz che ha realizzato un materiale organico che si nutre degli estratti degli scarti agricoli, e così via.

Oggi vogliamo parlare di un altro rifiuto tossico e nocivo, che è alla base di due nuove ricerche materiche: i mozziconi di sigarette. Le protagoniste sono due designer che hanno lavorato (quasi contemporaneamente) ognuna sulla propria ricerca: Carolina Giorgiani, material/product designer italiana e Sachi Tungare, designer multidisciplinare di Mumbai.

Il progetto di Carolina si chiama Butts Ocean ed esplora le possibilità materiche dell’acetato di cellulosa contenuto nei mozziconi di sigarette. Si tratta di una collezione di campioni di materiale ottenuti attraverso diversi processi DIY/material driven design. Il risultato è primitivo e astratto ma allo stesso tempo suggerisce chiaramente il suo possibile riutilizzo come nuova materia plastica. Infatti, una serie di questi campioni – che la designer ha chiamato butt_er – è stato selezionato come finalista nella categoria “Best Industry Application” del MaDe Competition per la sua “spalmabilità”. 

Butts Ocean nasce dalla volontà di sensibilizzare le persone sull’inquinamento causato dai mozziconi presenti nelle spiagge e nei mari di tutto il mondo, dimostrando che dare nuova vita a questo materiale inquinante e disgustoso può essere un primo passo per raccogliere questi rifiuti. L’obiettivo di Carolina è quello di lavorare come designer e attivista, affrontando il problema dell’inquinamento dei mozziconi di sigarette, ma anche ricercando nuove estetiche e forme per esplorare le possibili applicazioni di questa tipologia di rifiuto.

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Il progetto di Sachi Tungare invece si chiama Jugaad, termine hindi notoriamente intraducibile che descrive la risoluzione di un problema in modo improvvisato ma ingegnoso, con risorse limitate a portata di mano. Jugaad, diversamente da Butts Ocean, prende forma e viene declinata in una collezioni di ciotole e vasi colorati.
Una volta pulito con detergenti ecologici, il materiale viene sciolto e colato negli stampi. L’acetato di cellulosa è tale che, quando la sua soluzione viene a contatto con l’acqua, forma un precipitato. Ciò significa che una parte di esso si solidifica nello stampo e si separa dal liquido rimanente, che viene poi versato via in un processo che dà origine alle formazioni fluide e organiche che caratterizzano tutta la collezione.

In maniera del tutto inconsapevole le due designer si sono trovate a realizzare una ricerca molto simile su uno dei rifiuti più diffusi nel mondo. Oltre alla “coincidenza” della ricerca, è interessante valutarne il risultato finale e il metodo: se Carolina preferisce esplorare le possibilità del materiale, lasciando il risultato finale “aperto” e portando dei campioni, Sachi ha preferito un approccio più accademico, applicando il nuovo materiale alla produzione di vasi e ciotole.

Ora la domanda è, e se queste due designer iniziassero a collaborare, unendo le proprie conoscenze e i propri contatti?
Visita il sito di Carolina Giorgiani per sapere di più riguardo Butts Ocean e quello di Sachi Tungare per scoprire la collezione Jugaad!

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