#INTERVIEW : BRUNO ZAMBORLIN, MOGEES – PLAY THE WORLD

In passato, avevamo già colto l’occasione di parlarvi di Mogees (in questo articolo). Era all’inizio, appena dopo il boom su Kickstarter. Poi, una serie di video virali e l’inizio di un sogno.

Come si sa, le capacità si misurano sulla gestione delle risorse e sulla costruzione di un progetto ben strutturato. Ad oggi Mogees ci sta dimostrando di fare sul serio. Ci sono i finanziamenti, c’è il team e c’è la produzione.

Per questo abbiamo deciso di farci quattro chiacchiere con l’inventore di tutto ciò: Bruno Zamborlin.

“Ciao Bruno! Dicci un po’: come nasce l’idea/visione di Mogees?”

L’idea nasce tre anni fa, durante il mio dottorato in Informatica Musicale al Goldsmiths College, University of London, dall’esigenza di donare una gestualità alla musica elettronica.

Una sera  ero con degli amici in un club londinese. Guardando il dj abbiamo notato che,  mentre mixava, enfatizzava un casino le sue movenze, nonostante la consolle non fosse stata pensata per quello. Un atteggiamento figlio del desiderio di spettacolarizzazione della performance, come avviene nei concerti strumentali. Lì, il pubblico si gode, oltre alla musica, un vero e proprio spettacolo. Con la musica elettronica questo non era possibile…

“Com’era strutturato il team di base?”

Avendola sviluppata durante il mio PhD, diciamo che all’inizio il team di base ero solo io…ho sviluppato tutto da solo fino al video promo. Lì si è aggiunto Carmine Emanuele Cella, oggi ricercatore all’interno dell’azienda.

Dopo i finanziamenti siamo diventati dieci.

“E’ stato difficile confrontarsi con il mondo delle start-up?”

In realtà, è stato un processo semplicissimo. Dopo il dottorato, ho messo il video online. Durante le vacanze è diventato virale, ed al rientro, dopo la sorpresa per questo esito, ci siamo messi al lavoro. Poi sono arrivati i fondi dagli investitori (soprattutto italiani) e dalla campagna Kickstarter (che è andata da dio). Così abbiamo composto lo staff e suddiviso il carico di lavoro.

E’ evidente che Mogees sia riuscito ad Intercettare il bisogno latente di una comunità, che lo ha supportato fino a questo momento.

“Chi ben comincia… Solita domanda da fare ai cervelli in fuga: Come mai Londra? La consiglieresti ad altri sognatori?”

East london è, per me, la Silicon Valley d’Europa. Calcola che abbiam messo su il team (10 persone) in un attimo. Tutta gente esperta in audio e pronta a sperimentare con nuove tecnologie. E poi c’è un gran fermento culturale…

“Insomma, mogees è una gran figata! Avete già ottenuto la simpatia di qualche big della musica?”

Beh, per cominciare Rodrigo (dal duo Rodrigo Y Gabriela) , ci ha aiutato a realizzare il promo. Calcola che nel suo tour, a sorpresa, ci ha suonato anche il bassista dei metallica, poi ha fatto la colonna sonora di Breaking Bad, e dei Pirati dei Caraibi. Averlo nel video ci ha aiutato tantissimo.

E poi Imogen Heap, che oltre ad averci invitato al suo Reverbe Festival, il 21 agosto, ha affermato che userà Mogees durante il suo prossimo tour.

Infine la Warp records ed i Plaid, con cui suono ormai da due anni.

 “A livello interaction design come vi siete mossi? Come avete progettato l’interazione utente?”

Eheh questa sarà un po’ lunga.

Ci siamo ispirati all’emisfero della realtà aumentata, progettando un’interazione basata sull’ampliamento delle conoscenze già possedute dagli utenti. Ognuno ha un proprio bagaglio interattivo che utilizza (ed espande) ogni volta che interagisce con gli oggetti che lo circondano. Tocchiamo, giochiamo, creiamo suoni, fino a comporre relazioni molto complesse. Mogees vuole utilizzare ed ottimizzare queste conoscenze per trasformarle in musica.

La cosa più difficile da spiegare a chi non ha mai provato Mogees, è specificare che non si tratta di un trigger. Non è come la batteria elettronica dei Depeche Mode (ndr), che se la tocchi ti può fare qualsiasi suono. Non è associare le note del pianoforte al tavolo di casa mia.

Mogees prende le vibrazioni prodotte da un oggetto in maniera diretta, senza discretizzarle con un protocollo come il MIDI che ti dice: nota 1, nota 2…(…), ed inietta le proprietà musicali al loro interno. Poi le altera, in modo che corrispondano a determinati requisiti armonici.

Il tipo di suono è intrinseco all’oggetto, che possiede a priori delle sue proprietà armoniche e musicali ed è già “accordato” su di una certa scala. Il controllo in real-time dell’output, attraverso la variazione delle vibrazioni sulla superficie toccata, crea l’impressione che il suono provenga direttamente da essa.

Ad esempio, se appiccichi Mogees al vetro della finestra di camera tua, essa suonerà sempre come il vetro, però in maniera completamente armonica. In base a come e dove lo toccherai,  sarai in grado di variare le note emesse.

“Per chi non avesse ancora avuto la possibilità di provarlo, come funziona esattamente? Quando attacchiamo il sensore ad una superficie, cosa succede?”

Tu hai il sensore, il cavo Mogees, lo Smart Phone e le cuffie. Appiccichi il sensore dove vuoi (alla finestra, ad esempio), poi accendi i l’app.

Ci sono diverse funzioni. Le più importanti sono che puoi cambiare il suono e le note. In due parole: i suoni, come già detto, si rifanno ai modelli fisici, quindi sono quelli degli oggetti veri. Possiamo usare i suoni che ci sono già o usare la funzione Capture, che consente di crearne uno personalizzato. Basta che metto il sensore sulla finestra, premo Capture e la tocco. Il suono viene così campionato ed utilizzato per calibrare tutti i parametri dell’app, in modo  che suoni esattamente come quel vetro lì. Poi salvo, attacco il sensore ad un altro oggetto, ad esempio il tavolo. Ora posso suonarlo con le proprietà acustiche del vetro, creando un ibrido.

“Che figata! Vi state dando da fare anche sul fronte formativo. Qual è esattamente la visione di Mogees su questo punto?”

Abbiamo una persona nel team dedicata a questo. Personalmente ho fatto degli esperimenti ad una scuola a Birmingham ed all’ European Schoolnet di Bruxelles (finanziato dal Comunità Europea).

Puntiamo molto sullo sfruttare il potenziale di Mogees nel campo dell’educazione o della disabilità. Il concetto filosofico fondamentale è: gli oggetti acustici producono musica, perché possiedono determinate proprietà acustiche. Inoltre, essi devono essere suonati in un certo modo (il pianoforte suona solo se premo i tasi, no?). Con Mogees, si può suonare tutto quanto, calibrando la difficoltà dello strumento. Infatti, la app può essere messa in modalità semplice, con pitch e note automatiche, in modo da potersi concentrare solo sul tempo, per imparare tecniche di ritmo.

Per dire, qui in UK c’è il National Curriculum, cioè le linee guida che il governo decide sul fronte educativo. La sezione musicale, in realtà, rispecchia esattamente il concetto di Mogees. Dai 7/11 anni i bambini dovranno sperimentare la musica degli oggetti, le loro frequenze, concentrarsi prima sul ritmo e poi sulla melodia… Molte classi ci hanno già scritto per utilizzarlo. A Nizza ed a Birmingham, per esempio è già attivo. Stiamo anche iniziando un percorso in Sicilia. La nostra idea è fornire il supporto tecnico e costituire un network con i maestri per comunicare i miglioramenti che vorrebbero apportare, in modo da poter rilasciare una versione junior di Mogees, nel prossimo futuro.

 “Le frontiere del progetto sono infinite. Quali sono i sogni di Mogees?”

Certamente democraticizzare la musica, aiutando le persone ad essere un po’ più aperte alla creatività. Mogees è una scelta, non un comando. Non ti sto dicendo “compra questa pianola ed impara ad usarla”. Ti sto dicendo, compra questo strumento per farci quello che vuoi. Inventa tu il tuo strumento, dallo anche al tuo gatto e faglielo suonare. Insomma, è un tool per incoraggiare le persone ad essere più creative.

“Grazie mille Bruno! Buona fortuna! A presto!”

Se siete curiosi, saremo a Milano il 2 ed il 3 Ottobre, al teatro Franco Parenti. Il 2 suonerò con i Plaid, mentre il 3 farò un talk.

Mentre il 12 ed 13 settembre saremo agli MTV Hack Days! Non perdeteli e continuate a seguirci su mogees.co.uk!

 

 

 

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