40 anni nella foresta – Vietnam, il design per la sopravvivenza

Una storia incredibile quella di Ho Van Thanh, che merita, come tale, di essere raccontata:

 

Notte fonda. Silenzi.

Solo una luce illuminava la cena, il sorriso, il sospiro della famiglia Ho Van. Quella luna stanca, triste, ormai avvezza alla compagnia dei napalm che, a detta di qualcuno, avrebbero  dovuto infiammare i cuori e le speranze di chi voleva una libertà a stelle e strisce. E Thanh, padre di famiglia, conosceva bene quanti effettivamente erano stati colti da quel calore democratico.

Ma quella notte tutto taceva. La fauna tropicale, talvolta assordante, si era presa una pausa.

Le radici avevano un sapore diverso adesso che era tutto più tranquillo e l’andare a dormire non sembrava più un miraggio così impossibile.

Sfiniti da un conflitto senza fine, senza una reale coscienza su cause e perché, gente povera e semplice costretta a rifugiarsi in tunnel di coraggio, alla mercé di serpenti e zanzare. Anni ed anni. Morti e morti.

Non negategli una notte di pace, per favore.

Forse era proprio questo il pensiero che passò nella mente della moglie e della figlia di Ho Van Thanh mentre i loro corpi detonavano sotto una pioggia di granate improvvisa, fulminea; come un flash tra il passato ed il presente. Tutto e niente, in un attimo caldo come il metallo acceso.

Un istante. Un istinto: il bimbo! Ha un anno, non può andare a finire così! Ad un anno non si deve morire. SI deve prima vivere per avere accesso alla morte.

E allora si corre, più veloce del vento, dei serpenti e delle zanzare. Ci si nasconde bene, ci si libera del superfluo. Ci si spinge nella foresta vera, dove nessuno ha mai avuto il coraggio di andare.

Si scappa dal bastardo bianco che ci ammazza tutto quanto senza neanche dirci perché. Si scappa da chi non riesce nemmeno a guardarti negli occhi e preferisce distruggere a cuor leggero. Si scappa dagli esportatori esaltati di un credo verde come le loro divise. Forse più sporco.

E si vive di caccia, costruendosi lance. Si vive di vento, costruendosi vesti. Si vive di pioggia, costruendosi cappelli. Si vive di acqua, costruendosi anfore. Si vive di oggi, costruendosi tutto.

Si sopravvive, si guarisce. Si piange forte.

Si torna a guardare la luna ogni tanto ma senza la stessa fiducia. Non esistono notte tranquille in Vietnam.

14600 lune senza fragori forse, non sono abbastanza per chiedere scusa.

 


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