FUORISALONE 2019, COSA RIMANE

Come ogni anno, il Fuorisalone 2019 è stato un evento di successo, con un aumento dell’affluenza rispetto alla passata edizione – parliamo sempre di centinaia di migliaia di visitatori in 6 giorni.

Sfortunatamente, il primo aspetto negativo è stata la qualità dell’evento, che è crollato nel corso degli anni. Se nelle passate edizioni siamo stati testimoni di un sali e scendi qualitativo dei distretti del design, su base annuale, ora notiamo un declino diffuso. Declino percepito da chi è nel settore, da coloro che vorrebbero vedere novità, contenuti e una ventata di aria fresca. Instagram, instagrammabilità e hashtag sono state le parole chiave dell’intero evento e questo ha creato molti danni.

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I visitatori sono il motore principale e ogni edizione aumentano gli aperitivi, le feste e le installazioni “instagrammabili”. Quest’anno alcune di queste erano imbarazzanti, più del solito. Per fare un esempio, a Brera una compagnia di interruttori di luci ha presentato un’ “installazione immersiva” così ridicola da sembrare una barzelletta: una stanza buia in cui praticamente si accendono e spengono le luci, appese dall’altra parte della stanza. Niente di più, un allestimento povero e un uso casuale dei materiali. Questo è uno dei tanti casi in cui la fotogenicità dello spazio/prodotto e l’interazione hanno portato i curatori/designer a dimenticare una delle parti più importanti di un progetto: i contenuti. Anche alcune grandi aziende hanno preferito l’aspetto ludico alla sostanza: una ragazza immagine che suggerisce ai visitatori di soffiare in alcuni sensori per vedere un delle sferette bianche “levitare” o che ci invita ad entrare in un tubo/percorso/torre adornata di luci/riflessioni/colori/specchi …

Chi osa sono coloro che hanno soldi e molte delle più incredibili ed emozionanti installazioni sono state senza dubbio commissionate dai grandi marchi della moda. Siamo abituati alla presenza dell’unione fashion-design e alla multidisciplinarietà, che è palpabile durante questa settimana dell’anno, la cosa spaventosa è stata la partecipazione di sempre più aziende che non appartengono al mondo del design. Articoli simili a souvenir, accessori commerciali, quest’anno abbiamo assistito a un vero e proprio mercatino mimetizzato tra il vero design.

Questa tendenza è il risultato del successo dell’evento: l’alta affluenza è un fattore troppo importante per impedire a un’azienda di dire “Sono stato lì”. Tuttavia, molte aziende dimenticano che “essere lì” non è abbastanza, devono anche portare contenuti degni di questa settimana dell’anno. Sfortunatamente, anche molti progettisti hanno commesso questo errore: alcuni di quelli che sono riusciti a permettersi di esibire (dati i costi proibitivi degli spazi) hanno presentato dei prototipi brutti, mal rifiniti, senza cura dei dettagli. Essere lì per il gusto di essere lì non è una buona strategia e noi dovremmo aspettarci più contenuti di qualità.

Come anticipato, l’altro aspetto ridicolo era “il lato social”. Ogni set up aveva pagina instagram e hashtag ben segnalati graficamente (a volte a spese delle informazioni relative a designers/produttori). Negli ultimi due anni, “instagrammabile” è diventato un aggettivo onnipresente (o addirittura un obiettivo) in progetti e installazioni, a volte con il risultato di trascurare i contenuti o il progetto stesso. “Progettare qualcosa che possa essere facilmente pubblicato su Instagram” è diverso da “progettare”. I media, i social media, sono sempre stati mezzi di comunicazione, per condividere il progetto, non l’obiettivo finale.

Nel corso degli anni abbiamo assistito a una trasformazione del Fuorisalone, dall’evento in cui i visitatori potevano vedere design emergente / giovane / fresco, alla settimana di prodotti commerciali “di design” e degli aperitivi, in cui abbiamo perso di vista il significato del termine design. Si chiama design week, e per mantenerla tale, gli espositori dovrebbero essere meglio selezionati, gli organizzatori dovrebbero essere aiutati dalle persone del settore e dovrebbero tornare ad offrire maggiori opportunità ai giovani.

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Cover by Luca Quagliato

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