Hans Bellmer, il nazismo e la ribellione dell’arte

Cresciuto professionalemente nella Germania nazista, Polacco di nascita, Bellmer comincia la sua attività scultorea negli anni più crudi del Terzo Reich.

In contrapposizione alla perfezione ariana professata dai seguaci Hitleriani lui inserisce una variabile scostante, un dubbio, volto a criticare nel profondo il cancro ideologico che stava distruggendo l’intera Europa.

Ispirato dall’irrangiungibile bellezza della cugina egli comincia a studiare il corpo femminile, a mitizzarlo. Ad enfatizzarne i tratti più erotici e sensuali. Il tratto critico e rivoluzionario del suo pensiero sta però nell’enfatizzazione del difetto, dell’imperfezione, abbinata a tratti puramente caucasici.

Uno shock per i critici ed i censori nazisti tale da costringerlo ad espatriare nella ancora libera Parigi, dove venne piacevolmente accolto dalla comunità intellettuale.

Uno spunto per ricordare il ruolo critico della creatività nel motore storico. Il punto di vista realmente libero ed incontaminato di chi osserva il mondo ed ha il coraggio di urlare la propria contraddizione al futuro, regalandogli rappresentazioni fisiche del proprio dissenso.

 

Back to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: