La camicia bianca secondo me

“Se mi interrogo sull’ origine della mia creatività, scopro che quello che  metto in atto ogni giorno è un modo di operare che può vantare radici antiche: un atteggiamento “umanistico” che trova la sua forza espressiva nel culto per la qualità e il bello, nell’ amore per le armonie e gli equilibri. La mia creatività si realizza nel confronto quotidiano con le forme, con i colori, con i materiali. È un esercizio di rigore e  di determinazione. Il desiderio continuo di innovare e sperimentare.”

Gianfranco Ferrè

 

Lo scorso mese ho avuto la fortuna di assistere ad una conferenza sulla vita artistica dello stilista Gianfranco Ferrè, tenutasi presso il Politecnico di Milano. Rita Airaghi, responsabile della Fondazione Ferrè, è intervenuta e ha affascinato noi studenti di fashion design con incredibili racconti sulla vita del celebre creatore di moda.

Come studenetessa del Politecnico di Milano ho sempre nutrito profonda ammirazione nei confronti di questa creativa figura.

I suoi lavori sono il perfetto risultato di  creatività e tecnica, di sperimentazione e ricerca.

Gli studi di architettura hanno fortemente influenzato il modo in cui progettava Gianfranco Ferrè: alla base di ogni suo lavoro vi era una profonda ricerca sui materiali tessili, attenzione alle nuove scoperte nel settore e ai trattamenti che potevano essere realizzati sui tessuti. Ogni capo era un’opera architettonica: profonda ricerca ed attenzione per i volumi, ogni piccolo  dettaglio era ideato con meticolosa precisione . I suoi abiti sono il risultato di un intervento programmato e consapevole sulle forme.

Noi aspiranti designer analizziamo le sue collezioni, le studiamo e cerchiamo di apprendere il suo metodo progettuale. Lo stilista non progettava solamente grazie alle sue doti creative ed artistiche, ogni collezione è nata da ispirazioni nel campo dell’arte classica e contemporanea, da culture di popoli affascinanti, da architettura, dal cinema e dal teatro.

Uno degli esempi più significativi della sua ricerca creativa, è il lavoro che ha realizzato sulla “camicia bianca”.

La camicia bianca è il capo icona per eccellenza di Ferrè, essa rappresenta un elemento fondamentale nella sua produzione; in tutte le stagioni veniva presentata al pubblico. Ferrè riusciva a donarle, ogni volta,  un volto nuovo; la forma del capo variava e i tessuti erano sempre più sperimentali.  Taffetas, raso, organza, seta bianca, riami, merletti, crêpe de chine.

Una semplice camicia bianca diventa capace di trasmettere emozioni e storie; trascende dal suo essere un ordinario capo ma assume un valore più profondo.

Lo stilista stesso definì tale indumento come “il segno che contraddistingueva il suo stile”.

La camicia bianca ha rappresentato il punto di inizio per sperimentare ed innovare. È divenuta negli anni uno degli elementi del “lessico contemporaneo dell’eleganza”.

 

Ieri è stata presentata al pubblico una mostra intitolata “La camicia bianca secondo me”.  L’esposizione è stata allestita presso il museo del tessuto della città di Prato, per desiderio della Fondazione Ferrè e in collaborazione con il Museo del tessuto di Prato.

Si possono ammirare i meravigliosi bozzetti realizzati dallo stilista e ventisette modelli di camicia bianca. Inoltre vi sono filmati delle più importanti sfilate dal 1978 al 2007, anno in cui lo stilista è mancato in seguito ad un’emorragia celebrare.

È un’occasione rara ed imperdibile poter ammirare dal vivo i progetti di questa fondamentale personalità che ha contribuito  a rendere celebre in tutto il mondo il Made in Italy.

 

Back to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: