LA DONNA OGGETTO

Jemima Stelhi, artista britannica, l’avevamo già incontrata alla mostra KAMA, che si è tenuta presso la Triennale Design Museum a Milano. Il tema era, come suggerisce il titolo, quello dell’eros, del sesso. Jemima era presente con alcune delle sue fotografie più interessanti, che rappresentano il corpo della donna (in questo caso proprio il suo, quello dell’artista), come un vero e proprio oggetto. Nelle foto la troviamo nuda, con i tacchi a spillo, a quattro zampe a reggere un tavolino, oppure di schiena, oppure con le ginocchia alle orecchie e un cuscino sul sedere a formare una sedia. Posizioni, che per altro sono le stesse di quelle sessuali. In altri suoi lavori invece l’artista si ritrae mentre si spoglia davanti a degli uomini sconosciuti; in altri ancora costringe il suo corpo in modo che le sue curve diventino parte di un quadro. La sua attenzione alla situazione femminile nella culture occidentale è quindi molto evidente. L’artista britannica, attivista femminista, incolpa gli uomini di volere il corpo femminile come un vero e proprio oggetto, un qualcosa di bello, da tenere in casa e usare per scopi sessuali e niente altro.

Devo dire che dopo aver visto le sue opere ho subito pensato alla sedia con il sedere di Fabio Novembre, e ho trovato inquietante la loro somiglianza da un lato, e invece l’abisso che scorre fra i loro linguaggi. O anzi, l’idea è sempre la stessa, ma per Novembre dovrebbe essere una bella idea avere una sedia così in casa, per Jemima ovviamente no. Nel primo caso abbiamo la pura mercificazione del corpo fine a se stesso, nel secondo il disgusto per tutto ciò mostrato nel primo caso.

Cosa resta da dire?

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