Quando Lamborghini esagera

Con la presentazione di ieri della nuovissima Veneno Roadster, Lamborghini ha così definitivamente celebrato il suo 50° anniversario. Ricordiamo che il mezzo secolo di attività nel mondo delle quattro ruote e soprattutto nel mondo delle vetture sportive e delle corse si era aperto a inizio anno con due proposte molto “particolari”, ovvero la Veneno e la Egoista. Ovviamente questi modelli – tiratura limitatissima per entrambi i modelli di Veneno, mentre si parla di One-off per l’Egoista – per quanto riguarda prestazioni ed esclusività hanno poche rivali al mondo. Quello che ci lascia decisamente sorpresi è invece l’estetica. Esagerate, con elementi e dettagli decisamente fuori posto, portate all’eccesso, totalmente ridondanti e sovraccariche di elementi che hanno lo scopo di renderle estreme, ma che finiscono col renderle, dal nostro punto di vista, un’accozzaglia mal assortita di lamiera. Ma andiamo con ordine. La prima impressione dopo ce la Veneno (versione coupé o roadster, fa lo stesso, sono decisamente molto simili) venne presentata, fu quelle di essere davanti ad una versione “Fast and Furious” dell’Aventador (vettura dalla quale effettivamente la Veneno prende origine). Tantissime, troppe le prese d’aria e gli sfiati: sul cofano, sulla fiancata, tutte attorno all’imponente V12, ovviamente posizionato anteriormente. I cerchioni traggono forma dalla necessità di convogliare aria sulle pinze dei dischi, ma l’effetto finale è decisamente bruttino. Dal momento che i dettagli di questo tipo sono decisamente tanti, non si capisce quali siano effettivamente necessari e quali invece siano stati buttati lì per un fine estetico perverso. La chicca finale in questo brutto puzzle, è ovviamente l’enorme pinna posteriore, che rende il profilo della vettura decisamente sgraziato, senza di certo aggiungere più di molto all’aerodinamica della vettura. Passando alla Egoista, subito ci si accorge della forte ispirazione al mondo degli aerei militari. La vettura è una monoposto, dall’abitacolo con volante a doppia cloche, e i cristalli (esternamente arancioni) che avvolgono come una cupola il pilota. Gli elementi comuni con un aereo stealth, in definitiva, sono molti. Ma non è certo questo ad infastidirci, in questo caso. Le forme hanno il classico taglio secco, con linee dure e spigoli vivi tipici di Lamborghini, ma in questo caso le superfici, i piani, gli spigoli, le rientranze e le sporgenze sono davvero tante, come una sorta di cartaccia accartocciata: ancora una volta Lamborghini ha ecceduto nel “troppo”. Una nota particolare va fatta per il muso della vettura, con due prese d’aria che assomigliano a due grandi voragini, che rendono l’effetto aereo decisamente mal riuscito. Sappiamo che Lamborghini ha voluto osare, cerca sempre di stupire, di affascinare con quello che gli altri non si spingerebbero mai a fare, ma gli ultimi due progetti sono stati, dal punto di vista del design, dell’armonia della vettura,dell’insieme, un vero buco nell’acqua. Il consiglio, per quello che possiamo valere, è di ritornare indietro di un paio di anni, a vetture come la 6° elemento o addirittura il remake della Miura, molto più pulite, leggere, semplici nella loro unicità, così da ritornare a stupire come solo Lamborghini sa fare.

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