Questione di Punti di Vista

Georges Rousse (Parigi 1947) è un artista e fotografo francese che dichiara di usare l’anamorfismo al pari di una matita o della sua macchina fotografica. Cos’è l’anamorfismo? E’ quell’illusione ottica per la quale un’immagine viene proiettata su un piano in modo distorto e così facendo il soggetto risulta riconoscibile solamente da un punto di vista preciso. Il principio è vecchio come Leonardo, ma lo ritroviamo usato anche nell’arte contemporanea e i nostri occhi, seppur ormai consapevoli del trucco, vogliono ancora essere ingannati per farci provare un senso di meraviglia.

 

Questa tecnica, ridotta ad un mezzo visivo, viene unita da Georges Rousse a pittura e fotografia per produrre foto che ritraggono scenari immaginari . Gli spazi reali vengono così plasmati e rimodellati nel meraviglioso mondo mentale dell’artista. Bisogna ricordare che le fotografie non sono l’anamorfico stesso ma la sua riproduzione. In poche parole, guardando Georges Rousse all’opera vedrete un abile calcolatore di prospettive, che colora frammenti di spazi architettonici e oggetti. Li vedrete dipinti apparentemente in modo privo di senso, ma in realtà quelle macchie sono state progettate con una precisione assoluta per ricreare un “quadro” visibile solamente da un unico punto di vista: dietro l’obiettivo, dove sarà posato l’occhio di Rousse. La fotografia diventa così per lui uno spazio in cui introdurre prospettiva e pittura.

Varie sono le ambientazioni e molti sono anche i tipi di soggetti dipinti: dalle prime opere degli anni ’80 in cui si trattava di veri e propri disegni pittorici alle “architetture virtuali” degli anni successivi, per poi passare a grandi forme geometriche monocolore, finti punti di luce, scacchiere multicolore, grandi parole sospese nel vuoto, irreali volumi che interagiscono con la reale architettura circostante e infine schizzi, planimetrie e carte geografiche che appaiono misteriosamente sospese nell’aria, quasi fossero state disegnate proprio in essa.

Il lavoro di Georges Rousse non è unico nel suo genere infatti nella sua stessa città, Parigi, possiamo trovare anche un altro fedelissimo dell’illusione ottica: Felice Varini (1952, Locarno) artista svizzero che, basandosi sugli stessi principi di Rousse, costruisce le sue prospettive interagendo con  fabbriche,piazze,palazzi e castelli.

 

Il primo impatto davanti alle opere di Georges Rousse è meraviglia, ma una volta appreso che l’immagine davanti a voi non è ne’ un collage ne’ una “photoshoppata”, gli occhi inizieranno a cercare di trovare un indizio, una discontinuità  che riveli l’inganno di queste forme colorate che sembrano rimanere li sospese nell’aria,perfette e immobili.

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Per saperne di più: http://www.georgesrousse.com/index.phphttp://www.varini.org/ .

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