THE CURE FOR GREED_DIDDO

Che l’arte contemporanea si sposi bene con la provocazione non è certo una novità. E la fatidica domanda “ma questa è arte?” ha smesso di essere di moda. Detto ciò, si può passare alle opere di Diddo, artista e designer che della provocazione ne fa un mestiere e con questo è riuscito ad essere visibile su importantissime pubblicazioni (tra le quali The Independent, Wired, Financial Times, Vogue, Vice, Rolling Stone…) e ad ottenere l’attenzione di personaggi iper noti quali Sasha Baron Cohen e Lady Gaga. Insomma, c’è qualcosa  in questo ragazzo che fa perdere la testa. E’ forse la semplicità unita ad un umorismo molto nero o forse una maniacale attenzione al dettaglio, come è facile notare nell’opera The Cure for Greed” (la cura per l’avidità): una fantastica risposta al mito del denaro nella nostra società. Gli sono serviti ben quattro mesi per portare a termine il lavoro: un meccanismo per estrarre dalle banconote (e dal loro inchiostro) un siero, la cura.  Ma cos’è poi l’avidità? Un male da estirpare, un demonio che ha fatto radici nei nostri corpi oppure una forza motrice che ci spinge ad inventare ed evolvere? Quello che Diddo vuole fare è esattamente questo, portarci davanti ai dibattiti sempreverdi della nostra cultura e società, senza però darci una chiave di lettura univoca. Risvegliare questi interrogativi e lasciarci in balia di essi. Terribile ed efficace, proprio come quest’opera.

cureforgreed_diddo

The Cure for Greed: una scatola di mogano o noce customizzata con il proprio monogramma, una siringa e due aghi (tutto placcato in oro da 24 carati), una fiala sigillata contenente 5ml di siero estratto dall’inchiostro delle banconote equivalenti a 10,000 dollari.

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