QUANTO COSTA PARTECIPARE AL FUORISALONE?

Eventi come il Salone del Mobile e Fuorisalone di Milano sono imperdibili per gli addetti ai settori, dalle aziende agli studi, ma allo stesso modo creano molto interesse anche nel pubblico generale. Essere presenti vuol dire avere visibilità e la possibilità di creare nuovi contatti: l’edizione del 2019 per esempio ha contato un totale di 150mila visitatori in sei giorni. Uno dei problemi che però abbiamo riscontrato nel corso degli anni è stato un abbassamento della qualità dei contenuti e l’ingresso di espositori che hanno poco o nulla a che fare con il design, e che partecipano esclusivamente per la grande affluenza all’evento – ne abbiamo parlato qui, e abbiamo chiesto a Margriet Vollenberg – fondatrice di Ventura Projects e Organisation in Design – la sua opinione qui.

Parlando di quest’anno, si aggiungono altri punti critici: la crisi che stiamo vivendo, la presenza o meno di un Salone Satellite, la possibilità da parte delle aziende di permettersi degli investimenti e la chiusura di Ventura Projects – uno dei pochi organizzatori che si focalizzavano sul design giovane, sui progetti universitari, di ricerca e le sperimentazioni.
Focalizziamoci sui giovani. Come designer, sin dal periodo dell’università molti di noi cercano di investire e proporre al pubblico le proprie idee. Cosa vuol dire esporre oggi al Fuorisalone la propria collezione o il proprio prodotto? – con oggi facciamo riferimento al periodo di crisi a cui siamo soggetti, ma anche ad una serie di problemi a cui facciamo riferimento qui.

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Come funziona il tutto? Per poter esporre il mio lavoro devo affittare uno spazio in una location, quella che preferisco o meglio, più adatta al mio investimento. Naturalmente a seconda del distretto, dello spazio e della politica interna ci sono a disposizione anche altri servizi. Questo però accade solo a volte, NON sempre, e se cercate vi stupirete di quante volte questi servizi NON sono compresi nel prezzo dello spazio. In pratica, affitto un pezzo di pavimento. C’è poi da distinguere ancora se voglio fare parte di una mostra collettiva o indipendente, scelta che dipende da quanto voglio essere visibile, ma soprattutto dai costi che posso affrontare.

Quindi quanto costano questi spazi? I dati che vi daremo fanno riferimento alle offerte e alle richieste che i vari distretti hanno inviato nell’ultimo periodo. Non citeremo alcuno spazio perchè l’obiettivo di questo articolo è quello di denunciare una situazione di sfruttamento economico verso il design. Di solito per le mostre collettive, affittare 50cm lineari o 1m quadrato può costare intorno ai 200/250 euro. Per le mostre individuali invece si aumenta, per 1 o 2 metri quadri la richiesta di solito è di 1000 euro. I 30 metri quadri hanno una media di 7000/8000 euro. Questi sono i prezzi indicativi per il Fuorisalone 2021, naturalmente ogni mostra, distretto e spazio ha servizi e offerte diverse, ma la richiesta è relativamente alta, soprattutto pensando che se voglio avere un bel allestimento, una comunicazione digitale, del materiale da dare ai visitatori, spenderò sicuramente altri soldi e ho già investito una somma nello sviluppo di un prototipo – e costi come spedizione, assicurazione, allestimento, non sono sempre inclusi nei prezzi delle mostre.

La cosa che possiamo constatare è che la generosità tanto citata negli ultimi mesi, non si è vista, o meglio, è una richiesta di generosità verso le aziende e gli studi, già sofferenti a causa del periodo. Il Salone del Mobile e il Fuorisalone sono un business principalmente per chi possiede gli spazi – tanto che negli ultimi anni sono nate delle vere e proprie compagnie che si occupano di Real Estate + Design. E non solo, anche gli affitti e gli Airbnb hanno una variazione significativa dei prezzi nel periodo dell’evento. Il problema è che questa situazione porta i giovani (e non solo) ad investire in altri eventi come la Dutch Design Week, EDIT Napoli, London Design Festival… mentre a Milano viene accettato qualsiasi tipo di contenuto – e molto spesso sono le aziende e gli spazi stessi che richiedono contenuti gratuiti per aumentare la loro offerta, sempre a discapito di aziende e giovani studi. Potremmo citarne parecchie.

La situazione naturalmente è molto complessa e queste sono solo alcune delle cause e dei problemi che si sono venuti a sommare nel corso degli anni. Visto la preoccupazione generale per il ruolo di Milano come capitale mondiale del Design, forse sarebbe il caso di iniziare ad affrontare la situazione in maniera più seria, non solo proponendo versioni light dell’evento ma rivedendo l’intera organizzazione e il ruolo di istituzioni, espositori, aziende e designer. Non ci resta che aspettare Settembre e il Supersalone, sperando in contenuti che siano all’altezza della tanto auspicata ripartenza.

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