THE HIGHSOCIETY: una luce contro lo spreco

Da qualche anno a questa parte sempre più materiali innovativi popolano il mondo del design, mostrandoci come anche la filiera industriale sia interessata all’idea del non-spreco, del materiale naturale, del recupero e del riciclaggio. Molti designer infatti, si mettono alla prova sfidando i materiali e le tecnologie più tradizionali per spingersi oltre e creare o utilizzare quanto dall’industria o dal consumo viene lasciato da parte.
Ne è un esempio the Highsociety, studio bolzanese formato da Johannes Kiniger e Giulia Farancena Casaro nel 2015, che ha deciso di approcciarsi alla progettazione e alla creazione di oggetti attraverso l’upcycling dello scarto di materie prime, decisamente interconnesse alla produzione italiana. I due, provenienti da mondi differenti, l’ingegneria elettronica e il design della moda, hanno voluto riconnettere il loro lavoro con la natura tramite la pratica di una progettazione interconnessa con il territorio e la materia.

Gli scarti da cui derivano le loro collezioni provengono dalla canapa, dal tabacco e dal vino, ma anche dal caffè e dalla birra, tutti settori in cui il nostro Paese eccelle ed ha produzioni e raffinazioni in larga scala. Questo vuol dire che anche lo scarto prodotto è in eccesso, potendo quindi essere utilizzato per l’ideazione di oggetti che si allontanano dal settore di riferimento. Anche il processo produttivo riscopre un metodo ibrido, che si interfaccia non solo con la tecnologia industriale, ma anche con l’artigianato, vera eccellenza italiana, e nuova pratica della progettazione sperimentata da sempre più studi e designer.

Le loro lampade a sospensione richiamano una forma archetipica, a campana, semplici ma elegante, e sono prodotte in diverse dimensioni per essere adattabili a qualsiasi ambiente. La formatura dei pezzi avviene con una metodologia di compressione e stampaggio tipicamente industriale, ma ognuno di essi ha un’estetica unica, mai uguale a se stessa, a causa della disposizione del materiale in pasta all’interno dello stampo. Una personalizzazione dovuta allo scarto stesso, che si riscopre valore aggiunto.
Il verde calmo della canapa, il giallo brunito del tabacco e il bordeaux coinvolgente della vinaccia sono allo stesso tempo naturali e artificiali, lucidi grazie alle cere che completano il prodotto ma grezzi perché i loro pattern sono casuali e irregolari.

Non smettono di stupirci spingendosi oltre, creando nuovi colori dalla birra e dal caffè, combinati ad una nuova estetica nel progetto Senilia, presentato lo scorso autunno alla Warsaw Home. Oggetti organici, che si appoggiano nelle nostre case come sentinelle silenziose, morbide, dando nuova forma alla luce ed ai suoi portatori. La forza dello scarto persiste anche in queste forme più innovative, e vi si aggiunge una visione di riciclo totale, eliminando metallo e cotone – come nel caso delle lampade a sospensione – in favore di un supporto alla lampadina in ceramica, perfettamente riutilizzabile. Anche l’utilizzo dell’estrusione come meccanismo di produzione elimina il calore, rendendo l’impatto ambientale anche in questa fase prossimo allo zero.

In tutto questo, the Highsociety trova il modo di essere utile non solo alla filiera ma anche alla società, devolvendo il profitto di questi progetti ad associazioni per la prevenzione e la cura dalla dipendenza da droghe nell’area di Bolzano, dimostrandoci il valore di un design sociale a 360°. Quello che i due designer ci mostrano è come un materiale estremamente semplice da comprendere, leggero, naturale e malleabile come la bioplastica, possa sostituire completamente materiali più impattanti e ormai obsoleti: di fronte alle nuove sfide che il presente ci pone davanti, farlo può essere utile non solo al settore, ma anche all’ambiente ed a noi che lo abitiamo.

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