EREZ NEVI PANA (ITA)

Il lavoro di Erez Nevi Pana, in questo periodo storico, dovrebbe interessarci particolarmente. Non solo perché la sua ricerca mira alla produzione di pezzi che indagano scientificamente sul presente, ma perché l’utilizzo che fa dei materiali e della sperimentazione nel mondo del Design partono da un approccio sostenibile, a 360°.
Nel 2020 il design dovrebbe rispondere ad una serie di domande che non riguardano solo l’estetica e la funzionalità del prodotto, ma anche il luogo di produzione e le modalità della stessa. Esso deve poi riflettere sulle forze naturali e umane che vengono implicate nella costruzione e definizione reale di un progetto.

Israeliano, classe 1983, Erez Nevi Pana si forma alla Design Academy di Eindhoven con una tesi finale che rispecchia a pieno la sua etica. Con Salt, il suo progetto d’uscita dall’Academy, il designer non ci porta solo alla scoperta della sua regione, ma compie un’ampia riflessione sui materiali e, in particolare, sul loro scarto. Perché Salt nasce da una nostalgia verso Israele, terra natale del designer, ma anche come risposta allo scarto di sale conseguenza della raccolta di bromo e potassio dal Mar Morto. Un modo di ridare pregio ad un materiale che ha una storia millenaria, indissolubilmente legata all’uomo, a cui egli stesso ha legato una narrazione che unisce quantomeno le popolazioni del Mediterraneo. Così Nevi Pana ci insegna che un materiale preesistente, appartenente ad una cultura apparentemente lontana da quella del progetto, può essere utilizzato per la creazione di oggetti di scala sicuramente maggiore di un granello. Dal suo esperimento – quello di lasciare che il sale si aggrappi ad altra materia – lui stesso parla di “città di sale” da porre intorno al Mar Nero.
Con Bleached, naturale evoluzione di Salt, la riflessione si muove su un nuovo livello: lasciando del legno ricoperto di spugna immerso nell’acqua salata, la riflessione sulle forme architettoniche e ornamentali di questo materiale prezioso si fanno ancora più intense, nell’idea di preservarlo come conseguenza logica contro lo spreco e salvarlo quindi da una fine certa. Quest’ultimo concetto è molto importante per il designer che, nella mostra Veganism, raccoglie le idee di altri nove designer e scrittori sull’argomento veganesimo, inteso come salvataggio delle specie animali dal fagocitare estremo dell’antropocene. Le loro riflessioni ci portano davanti al fatto che la sopraffazione animale non finisce nel piatto, ma si riflette nel nostro sistema, l’organismo terra, attualmente posto in una condizione di sfruttamento non più sopportabile.

Il lavoro di Nevi Pana denuncia che il mondo del consumo non ha più la priorità nella progettazione. Con Waste, il designer arriva a creare gli stampi per la creazione di ceste dal suo stesso rifiuto giornaliero. Il risultato sono oggetti esteticamente belli che non tralasciano la riflessione sul nostro modo di vivere: abbiamo superconsumato o ridotto il nostro spreco? Il lavoro di questo designer è interessante in quanto spinge alla riflessione sull’applicazione di nuove tecnologie e materiali all’interno del mondo del design, che per troppi anni ha ricondotto il suo unico scopo a mera estetica, tralasciando l’insegnamento che ci portiamo dietro: quello di una nuova consapevolezza, di nuovi bisogni, di nuove tecnologie riguardo questa nostra disciplina.

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