COVI/DESIGN #10 (IT)

Abbiamo visto le settimane precedenti come il design sia strettamente collegato a questa crisi e a tutto quello che ha comportato e comporterà. Oggi chiudiamo la rubrica ripercorrendo quello che abbiamo visto fino ad ora e provando a ragionare su cosa succederà dopo.

Come risposta immediata – e forse non necessaria – abbiamo parlato di alcune delle possibili proposte di dispositivi di sicurezza e protezione individuale. Se alcune di queste sono interessanti e intelligenti, come la coperta open-source Here come the sun di Paul Cocksedge, altre nascono principalmente per una necessità momentanea. Con la scusa del distanziamento sociale alcuni designer propongono quindi nuove collezioni e prodotti. Il problema è che molti di loro sembrano progettare senza uno spirito critico, senza avere coscienza di quello che sta succedendo negli ultimi decenni: molte delle proposte sono in plastica. Un esempio è la collezione Covid Socializing Tools di Matteo Cibic in alluminio e plexiglas, con prezzi da 96,00 euro ai 1830,00.

Nonostante il prodotto sia stato pensato per un target specifico – ristoranti e bar di lusso, in grado di sostenere il costo della collezione – non possiamo limitarci a indicare come soluzione smart dei divisori in plexiglas. L’utilizzo di plastica monouso è aumentato a causa di guanti e mascherine; abbiamo davvero bisogno di altri divisori in plastica?

Questa tendenza del design a creare dei prodotti apparentemente utili per il momento di crisi che stiamo vivendo può essere definita corona grifting: il termine indica la creazione di progetti con il solo scopo della visibilità. Questi prodotti richiamano l’autopromozione ma non aiutano nè a livello sanitario nè a livello sociale, anzi, inquinano ancora di più.

Alcuni dei progetti più utili sono sperimentali o appartengono alla sfera dei servizi. La Xylinum Mask di Elizabeth Bridges e Garrett Benisch (Sum Studio) dimostra come sia possibile coltivare una maschera di cellulosa batterica nella propria cucina, utilizzando un batterio comune, chiamato xilinum acetobacter, che viene coltivato con poca acqua, tè e zucchero. L’intero processo di produzione dura circa due settimane, ma l’aspetto positivo è che chiunque, anche a casa propria, può iniziare una propria produzione, che sarà sempre più sostenibile di quella attuale.
Si tratta di un progetto che utilizza il biodesign per guardare al mondo naturale e fornire soluzioni sostenibili senza danneggiare l’ambiente, niente a che vedere con la collezione Covid Socializing Tools.

Parlando invece di servizi abbiamo visto come alcune soluzioni, come l’aggregatore di piattaforme Unitipossiamo, riescano a dare un sostegno al commercio locale attraverso la digitalizzazione del servizio, ma combattendo la frammentarietà degli innumerevoli sistemi di prenotazione e spedizione.

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Abbiamo visto come la quarantena abbia cambiato tutto: la casa si è trasformata in palestra, panetteria e ufficio; le catene di produzione si sono interrotte e hanno mostrato la debolezza del sistema globale; le città e le infrastrutture stanno subendo dei cambi radicali.

La crisi ha portato in superficie il gran numero di problemi legati ai temi sopra citati: se parliamo di casa dobbiamo anche affrontare il discorso della metratura, della possibilità di una connessione veloce e di luce naturale per una possibile autoproduzione di prodotti alimentari (1).
Quando trattiamo il tema della produzione automaticamente vengono toccati anche temi come la globalizzazione, la delocalizzazione delle imprese, l’interdipendenza con alcuni mercati (pensiamo alla Cina e al mercato dell’elettronica). Se pensiamo alla conseguenze dello sviluppo di reti di produzione dislocate geograficamente, non possiamo fare a meno di parlare di sfruttamento del lavoro, degrado ambientale e aumento delle disparità sociali (2).
Il tema delle città è legato a quello della casa ma anche della mobilità: la posizione rispetto i servizi essenziali (negozi e trasporto pubblico), la facilità negli spostamenti, la presenza di parchi e aree verdi, l’accessibilità dei servizi… (3)

Tutto ciò dipende dal design ma non solo: possiamo costruire interni migliori ma c’è bisogno di un mercato immobiliare in grado di sostenere la domanda, strutturalmente ed economicamente. Possiamo modificare i metodi di produzione ma c’è bisogno di investimenti sul territorio, innovazione e tecnologia al servizio di comunità e produttori locali. Possiamo immaginare città più green ma c’è bisogno della pedonalizzazione delle strade della creazione di infrastrutture alternative… Questi sono solo alcuni degli aspetti che sono da modificare, si tratta di un sistema e non di un semplice prodotto. Quindi cosa può fare il design nel suo piccolo? Ci sono forse alcune parole chiavi fondamentali oggi: ricerca, educazione e sostenibilità

Abbiamo bisogno di fare investimenti sulla ricerca, di andare oltre a quello che conosciamo e sperimentare, osare. Dobbiamo applicare il metodo design in campi diversi per immaginare un nuovo benessere.
Abbiamo bisogno di una comunicazione diversa, improntata ad educare l’utente a comprendere meglio il valore del prodotto e del contesto in cui questo viene creato. Non dev’essere uno strumento di marketing, la comunicazione è cultura: nel momento segnato da questa crisi i mass media hanno un ruolo fondamentale e invece che fare terrore mediatico dovrebbero prendere in mano temi come lo smart working, l’utilizzo degli spazi pubblici, l’industria 4.0 e fare comunicazione attraverso l’aiuto di professionisti ed esperti, educando il cittadino a comprendere meglio i temi di dibattito attuali.
C’è bisogno di un modello di sostenibilità totale: dal punto di vista ambientale, sociale, commerciale. Siamo legati ad un sistema che si basa sulla crescita economica, a discapito di tutto il resto. E se provassimo a legare questa crescita al territorio, diversificandola a seconda delle possibilità e delle risorse, connettendo designer e artigiani, innovazione e tradizione?

Siamo entrati in un periodo in cui il designer, ancora di più che nel passato, deve progettare in maniera consapevole, conoscere tutti gli aspetti del progetto e creare qualcosa di utile al contesto, non solo economico, ma sociale e ambientale.

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Cover Superflux’s Mitigation of Shock

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